Void
di Attilio Solzi
Edizione speciale di 120 copie, numerate a mano, con tre varianti di copertina.
Realizzata in occasione dell'installazione fotografica VOID di Attilio Solzi, a cura di Alessio de' Navasques. A Milano, dal 8 luglio per tutto agosto 2026, presso la Project Room di 10 Corso Como.
ISBN 979-12-81974-16-6
Lingua Italiano / Inglese
Data di pubblicazione Luglio 2026
Perché comprare questo libro?
Un magistrale racconto per immagini sull’isolamento creativo dell’artista, che diventa sublime allegoria dell’individualismo contemporaneo.
Con testi di Alessio de’Navasques, Rischa Paterlini
Fotografie Attilio Solzi
Impaginazione grafica Lulù Withheld
Formato 22 x 29
Rilegatura Filo di refe bianco
Carta int. Shiro Bright W. 160g / cop. Shiro Bright W. 350g
N. pagine 244
85,00 €
La fotografia di Attilio Solzi analizza, evoca e rappresenta, con una simbolica rappresentazione del vuoto, il microcosmo personale in cui numerosi artisti si rifugiano, in una metafora sia fisica che architettonica del proprio studio.
I giovani artisti fotografati sono esposti nudi senza protezione all’interno di una “bolla” che funge da eremo/riparo, ma che è anche cella claustrofobica. L’opacità del cellophane ci presenta un corpo, un’entità che appare sfocata dall’esterno, percepibile, ma non ben delineata, quasi una sorta di alieno tra noi.
Il concetto di vuoto nell’arte non è una semplice assenza, ma uno spazio fertile e generativo in cui la materia e l’idea possono manifestarsi. Per l’artista immersivo che sceglie l’isolamento, lo studio smette di essere un luogo fisico e diventa un “vuoto attivo”, un perimetro sacro che scherma il rumore del mondo per permettere l’emersione del sé.
Proprio come nella filosofia Zen il vuoto è il principio da cui nasce ogni cosa, lo studio isolato funge da incubatore. L’assenza di stimoli esterni “svuota” la mente dell’artista, creando la pressione necessaria affinché l’intuizione riempia lo spazio. L’artista che non esce dallo studio vive la “presenza dell’assenza”. Il vuoto circostante non è solitudine negativa, ma uno strumento per rendere visibile l’invisibile e l’intangibile. Lo studio come vuoto generativo, ma anche come “sito di rifiuto” verso il prossimo, verso la società o più in generale verso il proprio contemporaneo. In questo vuoto protetto, l’artista compie un atto di resistenza, trasformando l’isolamento in un’esperienza estetica radicale dove il tempo si ferma.
Edizione speciale di 120 copie, numerate a mano, con tre varianti di copertina.
Una pellicola sottile, un materiale povero e artificiale, spesso utilizzato nei cantieri, si trasforma in un medium, in uno strumento di metamorfosi. Increspature, pieghe, onde, come ritmo evanescente dell’aria, avvolgono le figure e ne dissolvono i contorni. I soggetti sembrano emergere e scomparire, attraversati dalla stessa vibrazione che anima l’ondeggiare dei campi mossi dalla brezza estiva o le foglie della foresta al tramonto. La plastica perde la propria funzione e diventa membrana, atmosfera, pelle condivisa tra il corpo e il mondo. [Alessio de’Navasques]
Il vuoto evocato da Solzi non coincide con l’assenza. Assomiglia piuttosto a uno spazio originario, a una condizione che precede la forma e ne rende possibile l’emergere. Un luogo di attesa, fragile e instabile, nel quale qualcosa sta per apparire senza essere ancora definito. Solzi guarda i suoi soggetti con una misura rara: abbastanza vicino da coglierne la vulnerabilità, ma abbastanza distante da non interromperla. [Rischa Paterlini]
La mostra presso 10 Corso Como, Milano
Void
di Attilio Solzi













