Once we were kidz
di Lulù Withheld
Una prestigiosa edizione limitata, prodotta artigianalmente, stampata su carta Fedrigoni Old Mill Stucco, con copertina bodoniana, tela a vista e stampa a matrice a caldo.
ISBN 979-12-81974-12-8
Lingua Italiano / Inglese
Data di pubblicazione Aprile 2026
Perché comprare questo libro?
OWWK non è solo un viaggio della memoria negli anni ’90 e primi 2000: è un’occasione unica per il lettore di scoprire quanto i propri ricordi, anche quelli quasi persi, siano parte del sé di oggi.
Con testi di Lulù Withheld
Fotografie Lulù Withheld
Impaginazione grafica Marco Frattaruolo
Formato 21 x 27
Copertina bodoniana
Rilegatura svizzera
N. pagine 180
111,00 €
10 disponibili
“Once we were kidz” è un viaggio visivo e sentimentale negli anni ’90-2000, un archivio emotivo che restituisce l’intensità fragile e rumorosa di un tempo sospeso tra innocenza e scoperta.
Il titolo evoca una dimensione collettiva e generazionale: un “noi” che guarda al passato come territorio vivo, ancora capace di interrogare il presente. Storie d’amore, amicizie e paesaggi urbani, spazi pubblici e privati si intrecciano con sonorità slowcore e rumori ambientali, restituendo l’atmosfera di una generazione cresciuta tra sogni analogici e primi bagliori digitali.
Le fotografie di Lulù Withheld, pur con una forte connotazione personale, assumono un valore universale, offrendo un punto di contatto tra artista e racconto collettivo e invitando a soffermarsi, riconoscersi ed ascoltare un’epoca lontana che continua a risuonare nel presente, in un coraggioso processo a ritroso di comprensione e reintegrazione della propria identità.
«Convivere con il funambolo, che siamo o siamo stati, significa anche lasciargli un po’ di libertà. Come il sedersi a cavalcioni sul cornicione, a volte se vuole, a respirare la sua pericolosa ebbrezza”. Perché ciò che siamo stati ci accompagnerà per sempre.
Once we were kidz
Un viaggio visivo e sentimentale di Lulù Withheld
Eravamo ragazzi.
Scontato, no?
L’adolescenza è un terreno ingannevole. È un tempo brevissimo che sai che può cedere da un momento all’altro, pericoloso e così pieno di splendore.
Dura un niente, quel momento.
Quando ci sei dentro pensi solo che il tempo sia per sempre. Ma non esiste per sempre.
Non esiste quel per sempre che ci siamo promessi così tante volte, tutti quanti.
Gone are the days of rainbows
Gone are the nights of swinging from the stars
E quei giorni sono finiti. Sono finiti e basta.
Quello che resta è questa sensazione di esserci stato. Di avere attraversato quel momento e di avere perso qualcosa comunque, nel tragitto. Così ti ritrovi vent’anni dopo a fare i conti con un inutile quanto pesante bagaglio emotivo che ti porti dietro da allora.
Perché ciò che è stato, allora, è anche ciò che siamo, adesso.
Sull’ultima pagina di questo libro ho appuntato: «Convivere con il funambolo, che siamo o siamo stati, significa anche lasciargli un po’ di libertà. Come il sedersi a cavalcioni sul cornicione, a volte se vuole, a respirare la sua pericolosa ebbrezza”.
Ecco, quello che siamo stati ci accompagnerà per sempre.
Digitalizzare tutte le mie foto per la prima volta, una vita dopo, è stata un’operazione non solo nostalgica, in pieno revival anni ’90, ma anche di scoperta e riappropriazione; una specie di coming-of-age in delay di vent’anni.
Questa operazione, o gesto, mi ha consentito di capire e di reintegrare, in qualche modo, la mia identità. Questo arsenale nostalgico è una sorta di diario visivo, che può mostrarmi chi ero ma anche, e soprattutto, chi sono. Una specie di processo di identificazione a ritroso, in cui possa identificarmi con un io che, ovviamente, non esiste più ma che, tuttavia, mi permette di conservare, nel tempo, il senso di unità del mio proprio io. In un mutuo scambio tra passato e presente.
Alla fine il lavoro (il lavorìo) del ricordo ci permette di elaborare la nostra storia personale…
capire chi siamo stati ci consente di sapere chi siamo.
E non siamo forse, noi tutti, la somma del tempo su di noi?
Once we were kidz è, per me, un atto di coraggio, quello stesso coraggio che è richiesto per esserci, per avere la certezza della propria esistenza.
Once we were kidz è per me un processo di distaccamento ma anche di riappropriazione, e infine di contemplazione di quella giovinezza – crudele – che è stata e non sarà più.
Once we were kidz è questo rimpianto questo tentativo impossibile di questa condizione di questo arrivederci che non sa trasformarsi in addio.
Usando le parole di D. scritte nella sua ultima lettera.
Lulù Withheld bio
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Lulù Withheld – Sito web
Once we were kidz in mostra presso spazio MA a Perugia (articolo)
Fotografare per esistere – Una conversazione con Lulù Withheld
Once we were kidz
di Lulù Withheld
10 disponibili













